Lucis Trust / Actività di Ser... / Buona Volontà M... / Notiziario dell... / Copie recenti / 2006 #3 - Che C... / È nato un bimbo  

È nato un bimbo

Ovviamente, non c’è nulla di più naturale della fertilità, del concepimento e della nascita. E tuttavia oggi tutto ciò è materia di scelte difficili: interventi tecnologici, diritti e doveri dei genitori, norme sociali, e le “esigenze” dell’economia. I futuri genitori sono sottoposti ad un fuoco di fila di consigli ed avvertimenti su ciò che devono e non devono fare. Non c’è da meravigliarsi, quindi, se molti esitano ed alcuni rinviano il tutto indefinitamente.

In effetti sembra, soprattutto nel prosperoso occidente, che avere figli non rivesta più quel ruolo centrale nella società che aveva una volta, ma rappresenti invece solo una mera opzione di vita, al pari ed in competizione con tutte le altre, materialistiche, possibilità. 1) Si tratta di un problema serio: conferire all’energia di vita una forma fisica che la esprima non è forse, piuttosto che un problema di organizzazione di vita, una sacra responsabilità che permette al divino impulso evolutivo di procedere e di estrinsecarsi nel mondo? Ciò nondimeno, ostacoli e complicazioni sono lì, ad attendere.

Tutto sembra avere origine nella fertilità, fino a non molto tempo fa data per scontata. Invece, l’evidenza degli studi sembra segnalare un declino significativo nella fertilità maschile, sia in Europa che negli Stati Uniti. Per lo più messo in relazione alla presenza sempre più massiccia di agenti chimici nell’ambiente, che mimano gli effetti dell’ormone estrogeno. Nel contempo, pressioni sociali ed economiche inducono un numero sempre maggiore di donne a posticipare la formazione di una famiglia subordinandola a necessità di carriera. Sennonché, la fertilità femminile declina sensibilmente dopo i 35 anni, il che vuol dire che molte donne che hanno aspettato e rinviato, possono trovarsi non più in grado di avere figli, anche dopo un trattamento di fertilità. L’alternativaè formare presto una famiglia (ammesso che ciò sia possibile), ma la politica occupazionale e socialeè però strutturata in modo tale che la precoce formazione di un nucleo familiare comporta ed implica spesso un pesante sacrificio economico. Il gioco reciproco di questi fattori spiega facilmente perché, per esempio in Europa ed in Giappone, il tasso di natalità sia inferiore a quello necessario ad assicurare alla società il giusto ricambio.

Se a tutto ciò aggiungiamo il fatto di una popolazione sempre più anziana, ecco spiegati gli sforzi di alcuni governi per verso una legislazione concretamente favorevole a situazioni genitoriali. Il che ci porterebbe facilmente a discutere della politica educativa e di contratti di lavoro agevolati, un soggetto che non possiamo qui dibattere. Il punto è che una serie di fattori diversi opera in modo tale da rendere la decisione di mettere su famiglia molto più difficile e complicata che in passato. Interessante, a questo proposito, la previsione di Alice Bailey contenuta nelle pagine di Educazione nella Nuova Era: “(Durante il prossimo millennio) l’atteggiamento dei genitori verso i figli muterà radicalmente e si darà grande e continuo risalto alla responsabilità, anche se limitata soprattutto al tempo, all’opportunità ed alla correttezza nel produrre le forme che le anime che si reincarnano assumeranno” (pag.139, ed. ingl., il corsivo è nostro). Ed ancora: “L’idea della necessità di un rapido aumento della procreazione e della formazione di famiglie numerose a scopi nazionali, cambierà anch’essa.” (ibid.) Tutto ciò può facilmente richiamarci alla mente i dibattiti attuali sull’opportunità o meno per le coppie, particolarmente per le più giovani, di avere accesso ad un qualche tipo di corso formativo per genitori.

Ma per tornare alle sfide che il presente ci pone in tema di fertilità ridotta, sono emerse nuove tecniche, come la fecondazione in vitro (FIV), e nuove procedure sociali, come la ‘sostituzione’. Le quali hanno, però, le loro implicazioni e complicazioni (si noti di sfuggita che non menzioniamo qui la pratica dell’adozione, limitando il nostro discorso al concepimento alla gravidanza e alla nascita).

Quali possono essere le differenze tra un concepimento naturale e in vitro? Innanzitutto, si può dire che il legame tra l’atto fisico d’amore e il concepimento non c’è: un processo organico che può implicare lo scambio di energie sottili cede il posto ad una procedura tecnica. Inoltre, senza che vengano meno le norme per un corretto comportamento, c’è da notare che il padre biologico potrà non essere il marito della madre o il suo compagno di vita. La ‘sostituzione’, che richiederà la FIV qualora venga adottata entro le norme ed i patti sociali, può condurre alla situazione opposta, se una donna diversa dalla futura madre fornirà l’ovulo. Questo sia nel caso della madre surrogata, sia di una terza persona. Il che può portare ad una situazione singolare in cui il nascituro avrà tre madri: la madre surrogata, in cui gli ovuli sono impiantati e che porta a termine la gravidanza, la madre genetica che fornisce gli ovuli, e la madre‘sociale’ che accudirà e farà crescere il bambino.

Nel processo di FIV gli ovuli vengono fertilizzati esternamente al grembo e producono gli embrioni. Al fino di avere un maggior margine di successo, si creano di solito embrioni in numero maggiore di quanti siano effettivamente necessari ed è raro che tutti vengano poi impiantati. Questo perché, per esempio, i test possono rivelare che un embrione è portatore di condizioni genetiche indesiderabili. Ma quali possono essere i parametri in base ai quali stabilire la natura di tali condizioni genetiche? È naturale che la questione apra le porte a dilemmi e dibattiti etici e allo spettro dell’eugenetica. Si può ugualmente argomentare che un embrione portatore di serie compromissioni genetiche non dovrà essere impiantato (resta da definire allora cosa intendiamo per ‘serie’), oppure che tutti gli embrioni rappresentano dei potenziali esseri umani e quindi aventi diritto alla vita tramite l’impianto. 2) E questo ci porta al problema di che cosa sia un embrione esternamente al grembo materno. E’ un semplice complesso di cellule,da poter usare in laboratorio, o una persona potenziale, con tutti i diritti di una persona?

Prendere partito rispetto a queste questioni non può essere appannaggio esclusivo degli‘esperti’: la società nel suo complessoè chiamata ad affrontarle, se si vuole autorizzare la FIV con cognizione di causa. Senza contare che tutte poi conducono all’altra fondamentale questione: quando comincia la vita? Se però reputiamo valida la prospettiva illustrata nel precedente articolo, allora dobbiamo ricordare che la vita è sempre presente, in gradi variabili di complessità formali. E quindi, la domanda potrebbe essere riformulata in questi termini: quando ha origine la persona? Sotto il profilo spirituale la risposta potrebbe essere: quando appare chiaro all’osservatore che l’anima persegue la sopravvivenza e il fiorire di quella data forma di vita. Una risposta che ha il merito di applicarsi sia alla vita prima che dopo la nascita.

La difficoltà, naturalmente, risiede nella nostra sensibilità alla volontà dell’anima. Possiamo immaginare un futuro in cui gli sforzi congiunti dei genitori e dei medici siano canalizzati, in meditazione profonda, verso un contatto con l’anima del nascituro al fine di determinare quale sia la sua volontà. Idea che si rifà ad un’altra previsione in Educazione nella Nuova Era: “ La luce che splende nei genitori, che nei giorni futuri sarà vista da un numero crescente di persone chiaroveggenti, sarà posta scientificamente in relazione con quella embrionale del bimbo, ed il filo di luce che li connette ad esso (il cordone ombelicale ne è il simbolo exoterico) sarà costruito con perizia e pazienza. Il bimbo nascerà con un corpo di luce già impresso e funzionante nel fisico, e ciò sarà dovuto all’opera mentale intelligente dei genitori.” (ibid.)

Quando queste condizioni si saranno avverate, insuccessi, nascite premature, condizioni pericolose per la vita dopo il parto, tutto ciò sarà visto in un luce molto diversa da quella attuale. Fino a quel momento, l’umanità intera è chiamata a far fronte a tutti questi problemi, chiamando a raccolta tutta la ponderazione e la compassione di cui può disporre, per contribuire a illuminare le scelte difficili che si presentano: scelte che devono conciliare l’impiego di costose risorse mediche con il naturale impulso umano alla riproduzione, scelte che devono armonizzare lo stretto dettame della legge con le profonde intuizioni morali del cuore.

1) Si vedano per esempio i risultati di un’indagine pubblicata da The Guardian il 2 Maggio 2006 http://www.guardian.co.uk/frontpage/story/0,,1765571,00.html
2) Un articolo a firma di William Saletan nella rivista online Slate ((http://www.slate.com/id/2120781/) enumera alcuni dei complicati problemi etici e legali inerenti agli embrioni al di fuori del grembo.