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Invecchiare sul Sentiero dell'Anima

La vecchiaia dovrebbe essere spesa meditando sulle opere dei filosofi, un'occupazione che porterà pace e felicità e aprirà la via all'eternità.

- Seneca, l° secolo A.D.

Introduzione

Entrando nel nuovo millennio, noi del regno umano dobbiamo affrontare un problema che non ha precedenti nella nostra lunga storia: una popolazione crescente di persone anziane in quasi ogni paese del mondo. Questa crescita, da un lato è un problema che riguarda governi e comunità che hanno la responsabilità di curarsi dei loro cittadini più anziani, e dall'altro lato può essere vista come un enorme potenziale umano largamente inutilizzato come valida risorsa. Per diversi decenni abbiamo assistito allo sviluppo di questa crescita, soprattutto dalla fine della seconda guerra mondiale e con la generazione del boom demografico, all'incirca tra il 1946 e il 1964. Questa generazione ha creato un fenomeno di "ondata" che, avanzando, influenza fortemente ogni settore della società: abitazione, produzione di cibo, vestiario, educazione, cultura e assistenza medica. Fra un decennio e mezzo si abbatterà sulle sponde del pensionamento. La grande questione è se la forza di questa ondata devasterà il paese, lasciando affondare la generazione giovane nell'impoverimento, oppure se la forza degli anziani porterà fecondità per un nuovo tipo di crescita, di cui soltanto ora cominciamo a comprendere i benefici. Se cavalchiamo l'onda a mente aperta, si verificherà questa seconda possibilità.

La scelta coinvolge la mente, il pensiero profondo, la mente riflessiva, poiché il potenziale degli anziani risiede principalmente nella sfera della coscienza. È per questo motivo che la Buona Volontà Mondiale considera questo argomento di grande interesse. La coscienza, crediamo, è un dono e un prodotto dell'anima umana. E ciò che gli umani pensano, dicono e fanno nel mondo è ampiamente condizionato dalla presenza o assenza della coscienza dell'anima e dei valori dell'anima. L'influenza dell'anima nella vita di una persona (considerata soprattutto nelle qualità di luce, amore e volontà) è una questione di grado, il grado in cui siamo sensibili al nostro più intimo sé.

Dopo la seconda guerra mondiale la coscienza umana ha subito un enorme risveglio, e ciò ampiamente a causa della guerra. Per la famiglia umana la guerra fu di cardinale importanza, più di quanto possiamo rendercene conto. Se le forze della luce non fossero state vittoriose, il mondo sarebbe piombato in un'altra lunga epoca di oscurità materiale. Ma esse trionfarono e venne aperta una grande porta per l'afllusso di un gruppo di anime altamente creative e risvegliate. Esse inondarono il mondo con la loro energia, stimolando sia il bene che il male nella condizione umana, ma in generale l'effetto fu estremamente buono. E' stata gettata molta luce sui numerosi problemi umani fino a quel momento non considerati. La situazione e la promessa degli anziani ora sta ricevendo sempre maggiore attenzione. Si spera che questo commento aiuti ad accrescere la consapevolezza del potenziale creativo dei nostri cittadini più avanti con gli anni e forse offiire una nuova visione di ulteriori possibilità spirituali sul sentiero dell'anima.

Il Ruolo delle Nazioni Unite

Fare un quadro completo del numero di persone anziane esistenti nel mondo e delle loro necessità è un arduo compito. Fortunatamente le vaste risorse delle Nazioni Unite sono state in grado di compilare le statistiche e altri dati vitali necessari per permetterci di vedere l'immensità del problema. (Si noti per inciso che le Nazioni Unite stesse sono uno dei primi prodotti delle forze di luce e amore aftluite nel mondo postbellico. È chiaramente evidente che il cuore e l'anima universali dell'umanità sono finalmente forti e vitali.) In base a tutti i dati raccolti fu evidente che sarebbe stato necessario un piano d'azione internazionale per far fronte a una popolazione in crescente invecchiamento. Tale piano fu adottato dall'Assemblea Mondiale sull'Invecchiamento tenuta a Vienna, Austria, nel 1982. Scopo di questo piano internazionale era di "rafforzare le capacità dei governi e della società civile per occuparsi in modo efficiente dell'invecchiamento della popolazione e volgersi al potenziale sviluppo e alle necessità della dipendenza delle persone anziane."(l) n piano includeva raccomandazioni per un'azione volta alla ricerca, alla raccolta e all'analisi dei dati, alla formazione ed educazione in ambiti come la salute e la nutrizione, la protezione dei consumatori anziani, l'abitazione e l'ambiente, la famiglia, il benessere sociale, la sicurezza del reddito e dell'impiego e l'educazione. Più tardi questo Piano d'Azione fu adottato dall'Assemblea Generale delle N.U. e il 1999 venne designato l' Anno Internazionale degli Anziani.

La sezione introduttiva del Piano d'Azione fornisce in breve un quadro della portata della crescita della popolazione mondiale. Tra l'altro l'introduzione afferma:

"Soltanto negli ultimi decenni l'attenzione delle società nazionali e della comunità mondiale è stata attirata sulle questioni sociali, economiche, politiche e scientifiche derivanti dal fenomeno dell'invecchiamento su scala massiccia. Precedentemente, sebbene vi fossero individui che vivevano fino in età avanzata, il loro numero e la proporzione rispetto alla popolazione totale non erano elevati. Tuttavia, nel ventesimo secolo, in molte regioni del mondo si è assistito al controllo della mortalità prenatale e infantile, a un declino dei tassi di natalità, al miglioramento della nutrizione, alle cure sanitarie fondamentali e al controllo di molte malattie infettive. n risultato di questa combinazione di fattori è stato l'aumento del numero e della proporzione di persone che sopravvivono fino in età avanzata.

"Secondo le stime delle Nazioni Unite, nel 1950 nel mondo c'erano circa 200 milioni di persone di 60 anni e più. Nel 1975 il loro numero era cresciuto a 350 milioni. Le proiezioni delle Nazioni Unite indicano che nel 2000 il numero salirà a 590 milioni e per il 2025 ne sono previsti oltre l, 100 milioni~ ciò significa un aumento del 224 percento dal 1975. Durante lo stesso periodo si prevede che l'insieme della popolazione mondiale aumenterà da 4.1 miliardi a 8.2 miliardi, un aumento del 102 percento. Perciò, fra 45 anni gli anziani costituiranno il 13,7 percento della popolazione mondiale. "

In questo 13.7 percento, la categoria degli "anziani più vecchi", oltre gli 80 anni, sta crescendo ancora più rapidamente degli altri gruppi di età. Un rapporto delle Nazioni Unite indica che nel 1998 "c'erano 66 milioni di persone oltre gli 80 anni, ciò che significa uno ogni 100 abitanti della terra, e ci si attende un aumento fino a 370 milioni entro il 2050. Ci sono già 135'000 persone oltre i 100 anni."

n rapporto del Piano d'Azione Internazionale sull'Invecchiamento contiene molte raccomandazioni sull'assistenza umanitaria degli anziani, che comunità e corpi governanti dovrebbero considerare. Gli anziani sono ancora una risorsa vitale e hanno un preciso ruolo da svolgere per lungo tempo dopo il pensionamento. n rapporto del Piano d'Azione lo afferma in modo molto eloquente:

"n genere umano è caratterizzato da una lunga infanzia e da una lunga vecchiaia. Nel corso di tutta la storia ciò ha consentito agli anziani di educare i più giovani e trasmettere loro dei valori~ questo ruolo ha assicurato la sopravvivenza e il progresso dell'uomo. La presenza dell'anziano nella famiglia, nelle vicinanze e in tutte le forme di vita sociale insegna ancora una lezione insostituibile dell'umanità. Non soltanto con la sua vita, ma proprio con la sua morte, l'anziano insegna a tutti noi una lezione. Attraverso l'afflizione i sopravvissuti comprendono che i defunti continuano a partecipare alla comunità umana, con i risultati del loro lavoro, le opere e le istituzioni che lasciano dietro di sé e con la memoria delle loro parole e azioni. Questo può incoraggiarci a guardare alla nostra stessa morte con maggiore serenità e a crescere con una più piena consapevolezza delle responsabilità verso le future generazioni.

"Una vita lunga offre agli esseri umani l'opportunità di esaminare la loro vita in retrospettiva, di correggere alcuni dei loro errori, di avvicinarsi maggiormente alla verità e di giungere a una diversa comprensione del senso e del valore delle loro azioni. Questo potrebbe ben essere il più importante contributo degli anziani alla comunità umana. Specialmente in questo periodo, dopo i cambiamenti senza precedenti che hanno influito sul genere umano, la reinterpre¬tazione della storia della loro vita da parte degli anziani dovrebbe aiutarci a raggiungere l'estremamente necessario riorientamento della storia. "

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La coscienza umana ora ha la capacità intellettuale e tecnica per dedicarsi ai problemi degli anziani su scala globale. Vediamo un'espressione di questa coscienza globale nel Piano d'Azione per l'Invecchiamento delle Nazioni Unite, tracciato a Vienna. Ciò segna uno stadio significativo nella crescita e nell'espansione della consapevolezza umana. In molti paesi del mondo, soprattutto nelle regioni sviluppate, sono stati creati specifici programmi sociali, finanziari e sanitari per andare incontro alle necessità dei cittadini. Questi programmi sono scaturiti da un riconoscimento cosciente che una società ha la responsabilità di aver cura di tutti i suoi cittadini, dall'infanzia alla vecchiaia. In buona coscienza, nessun gruppo può essere trascurato perché non importante. I cittadini responsabili, che hanno la cosciente capacità di rispondere al bisogno, lo danno per scontato. Ma tale consapevolezza inclusiva non è sempre stata presente. Ancora molto recentemente, la storia della responsabilità umana verso le persone anziane è stata piuttosto Inlsera.

Prospettive Storiche

Nelle società antiche, soprattutto nelle regioni rurali e agricole, gli anziani non erano considerati come una categoria a parte~ essi erano soltanto degli adulti più vecchi. n criterio era l'utilità. Una volta i bambini, quando grandi abbastanza, venivano messi al lavoro, in casa o nei campi. Quando invecchiavano ed erano fisicamente inabili al lavoro, cessavano. Non esisteva alcun concetto di ritiro. I vecchi erano generalmente rispettati finché erano utili. Ma se erano disabilitati per senilità o malattia fisica, erano considerati fardelli, specialmente dalle giovani generazioni. Se l'anziano godeva di buona salute ed aveva una proprietà (generalmente il maschio più anziano della famiglia) poteva vivere gli anni che gli rimanevano in modo relativamente agiato nella sua fattoria o casa. Ma se non aveva una famiglia disposta a prendersene cura, poteva essere buttato fuori e lasciato a se stesso a mendicare per le strade.

n destino dei vecchi non era molto migliore in qualche società primitiva. Se si ammalavano o diventavano inutili per la tribù, potevano essere uccisi o incoraggiati al suicidio. Ma in queste stesse società, utilità non significava sempre soltanto capacità fisica. Nelle società cosiddette orali, molti vecchi erano rispettati come fonte di conoscenza e saggezza~ essi erano la memoria della tribù e rappresentavano la continuità fra le generazioni. Erano anche chiamati spesso a fare da giudici nelle dispute.

Questo rispetto per i vecchi di una tribù, un clan o un villaggio si è visto anche all'inizio del mondo ebraico. Ogni città o clan aveva il suo consiglio di anziani, che erano considerati i capi del popolo ed erano onnipotenti. Nel Libro dei Numeri il Signore istruiva Mosè a:

"Riunisci intorno a me settanta uomini fra i più vecchi di Israele, quelli che conosci come i più vecchi del popolo, e che lo governano: portali al tabernacolo della congregazione, in modo che possano stare lì con te. Ed io scenderò e ti parlerò~ e prenderò lo spirito che è sopra di te e lo porrò sopra di loro; ed essi porteranno il fardello del popolo con te, affinché tu non debba portarlo da solo." (2)

Qui, un gruppo di anziani è investito di spirito divino; essi possedevano un notevole potere religioso e giudiziario ed erano rispettati.

Questo rispetto non era tuttavia universalmente concesso. Con lo sviluppo e l'organizzazione delle città e delle società, la questione di chi avrebbe avuto il controllo della ricchezza - le tasse - divenne spesso un motivo di divisione fra i più vecchi e i più giovani uomini ambiziosi della città. Nel Libro dei Re, scritto nel settimo secolo a.C., vi è il racconto del conflitto fra il Re Rehoboam, figlio si Salomone, e il consiglio degli anziani. I più anziani desideravano una riduzione della tassazione. Rehoboam non era d'accordo e si consultò con i giovani che erano cresciuti con lui~ essi suggerirono di aumentare le tasse e il re seguì il loro consiglio. (3) Da quel momento, quando le giovani monarchie divennero più potenti, il rispetto per la saggezza dei più vecchi cominciò a declinare.

Vecchiaia nel Mondo Greco-Romano

Mentre il mondo ebreo del periodo del Vecchio Testamento concedeva privilegi ai più anziani, questo atteggiamento non prevalse ai tempi della giovane Grecia. Come osservò lo storico George Minois: "Per un popolo alla ricerca della perfezione umana, della bellezza e del conseguimento del pieno potenziale umano, la vecchiaia poteva essere classificata fra le maledizioni divine." (4) L'orientamento della coscienza nella prima società greca tendeva decisamente all'esplorazione della Verità e della Bellezza espresse nel vigore della giovinezza. infermità, la senilità, la decrepitezza che spesso aftliggono i corpi degli anziani erano un anatema al perseguimento della bellezza. Questa si esprimeva nell'aggraziato disegno dei templi. Gli scultori operavano alla scoperta delle dimensioni perfette della forma umana, ma la forma di un giovane adulto. Come con Alessandro Magno, i loro eroi erano giovani e ne lodavano la forza fisica. I vecchi guerrieri erano ricercati per la loro saggezza. Erano però onorati più per la loro passata esperienza e conoscenza che per l'età.

D'altro canto, eminenti filosofi greci scrissero a lungo sui vecchi e rifletterono sul loro valore. Epicuro, che morì a 72 anni, scrisse: "Nessuno sia lento nel cercare la saggezza quando è giovane, né stanco di quella ricerca quando è vecchio. Poiché non è mai troppo presto né troppo tardi per la salute dell'anima. Dire che la stagione per studiare la filosofia non è ancora giunta o che è ormai passata è come dire che la stagione della felicità non è ancora giunta o è già passata. Perciò, giovani e vecchi dovrebbero cercare la saggezza." (5)

Platone (nella Repubblica) scrisse di una conversazione fra Socrate e Cefalo, un ricco mercante del Pireo. Socrate disse: "Parlo con piacere con gli uomini anziani, poiché essi hanno percorso prima di noi la strada che anche noi dovremo seguire, e mi sembra che dovremmo apprendere da loro come è, se è angusta e difficile o larga e facile. "

Platone, che visse 81 anni, scrisse anche dell'uomo anziano ideale. Nella sua Utopia sognava di una repubblica ideale governata da un gruppo di anziani: "... spetta ai più vecchi regnare e ai più giovani sottomettersi ... L'anziano deve costituire un esempio per il giovane: chiunque maltratti i suoi genitori, verrà giudicato da un tribunale composto di l O l cittadini anziani~ i tribunali devono essere diretti da persone.... fra i 50 e i 70 anni~ in tutti i casi difficili verranno consultati i custodi della legge più vecchi." (6)

Se Platone immaginava la società ideale governata dalla saggezza dei vecchi, al contrario Aristotele aveva una visione opposta. Nella Retorica egli presenta un'immagine repulsiva dei vecchi. "I vecchi hanno vissuto a lungo, sono stati spesso delusi, hanno commesso molti errori~ essi vedono che la maggior parte delle volte le vicende degli uomini finiscono male. Perciò non sono positivi per nulla... Sono codardi, apprensivi per ogni cosa; un temperamento proprio opposto a quello della gioventù; perché sono cresciuti freddi, mentre la gioventù è calda, cosicché con l'avanzare dell'età la strada si è lastricata di codardia, poiché la paura stessa è una specie di gelo." (7)

Nella Grecia primitiva gli atteggiamenti verso gli anziani variavano ampiamente. Mentre Platone scriveva dell'uso ideale di alcuni cittadini anziani rispettati, la città stato di Sparta lo mise realmente in pratica. Stabili un consiglio governante di 30 uomini tutti oltre i 60 anni. Essi venivano scelti a vita: governavano politicamente e fungevano da giudici nei casi di crimine. D'altra parte gli Ateniesi non tenevano in così alta stima i loro anziani, accordando loro soltanto poteri onorifici. Nella coscienza di quel tempo il vigore della gioventù assumeva un'immagine più potente. Questi atteggiamenti si riflettevano infatti negli scritti filosofici, nei giochi greci, negli studi di medicina e in politica. Le necessità delle persone anziane non erano prese troppo seriamente in considerazione poiché erano poche; per la maggior parte non costituivano un problema sociale.

Sembra che la vecchiaia non fosse uno stadio della vita che molti Greci auspicavano, soprattutto se significava soffrire di malattie e di senilità. Di conseguenza, piuttosto di affrontare questa condizione (per loro) umiliante, molti sceglievano il suicidio come una precoce via d'uscita. Era una soluzione accettabile che, come sappiamo, venne scelta da Socrate.

Questi atteggiamenti prevalsero per tutto il periodo dell'Impero Romano e persino si acuirono dopo l'invasione dei Visigoti del Nord che presero il potere. Infatti, da questo periodo e durante tutti i secoli bui dell'Europa, vecchi e deboli vennero considerati di poco valore. La legge era quella della spada; la punizione per un crimine era un'ammenda o una tassa e l'ammontare dipendeva dall'età della vittima~ per un vecchio la tassa era minore di quella per un uomo giovane e per una donna non ancora in età feconda l'ammenda era praticamente nulla.

L'unica grazia salvatrice durante questo periodo oscuro fu l'influsso sulla coscienza della Chiesa cristiana. Gli insegnamenti cristiani enfatizzavano l'amore e la compassione per il prossimo, indipendentemente dalla loro situazione nella vita. A partire dal terzo secolo i monasteri e gli ospizi della Chiesa cominciarono ad accogliere i meno fortunati. Questo fatto segnò un punto di svolta nella coscienza umana, che andò rafforzandosi a mano a mano che i valori cristiani acquistarono un ruolo più dominante nel pensiero europeo. Mentre le azioni compassionevoli della Chiesa erano paterne e nobili, e salvarono molti da un'agonia per la strada, nella visione della vecchiaia da parte della Chiesa cominciò a svilupparsi una tendenza piuttosto oscura. La malattia e la decrepitezza che normalmente aftliggono i più vecchi ora venivano considerate come una specie di punizione divina, una maledizione mandata all'uomo a causa dei suoi peccati. E tale maledizione non lasciava presagire nulla di buono per chi sperava di trovare la pace nell'aldilà. La salvezza in questa vita e nella prossima divennero un soggetto di reale interesse. Così, mentre gli insegnamenti della Chiesa introducevano nella società la paura della dannazione, essi fornivano anche un modo di assoluzione. Cominciò così la pratica delle indulgenze. E il ricco, soprattutto il vecchio ricco, traeva il massimo profitto da questa garanzia di sopravvivenza.

Chi apparteneva alla classe abbiente aveva sempre la possibilità, raggiunta la vecchiaia e se non era più in grado di lavorare, di ritirarsi nella sua fattoria o villa. Ma a partire dal sesto secolo, i ricchi interessati alla loro salvezza nella prossima vita avevano la scelta di ritirarsi in un monastero dove avrebbero potuto trascorrere gli ultimi anni di vita preparandosi alla vita eterna. Naturalmente la Chiesa riceveva un beneficio finanziario per questo servizio, così non era una possibilità aperta al povero. La povertà era vista dalla Chiesa come evidenza della peccaminosità e della perdita della grazia; il povero divenne oggetto di elemosine, ciò che naturalmente garantiva la salvezza a chi dava. Sebbene questa pratica riguardasse soltanto una piccola minoranza ricca, tuttavia introdusse una nuova idea sulla vecchiaia: il ritiro volontario in una istituzione separata, lontano dalla vita familiare e dalla società. Ciò creò un'interruzione nel corso normale della vita al cessare dell'attività lavorativa. In breve, fu il precursore delle case per anziani, costruite intorno al tema della salvezza, niente di meno!

Nel quattordicesimo secolo l'idea di ritiro in un luogo separato cominciò ad affermarsi.
"Nel 1351, in Francia, il re Giovanni il Buono, che aveva creato l'Ordine cavalleresco della Stella, fondò una casa di ritiro per i vecchi cavalieri nella quale essi dovevano essere trattati con rispetto e serviti da due valletti ciascuno. Questo fu il primo Hotel des Invalides per servitori anziani." (8)

Da quel momento in poi l'idea di ritiro cominciò a diffondersi fra la classe media. Mercanti, artigiani e certi gruppi di lavoratori donarono una parte dei loro guadagni alle case di riposo e agli ospedali per assicurarsi un posto in cui andare nella vecchiaia. TI solo fatto che queste istituzioni venissero fondate era l'evidenza dell'espandersi della coscienza sociale. Ciò avvenne all'inizio del Rinascimento in Europa dove nuove energie creative si esprimevano nell'arte, nella musica, nell'architettura e nella letteratura. Molti dei grandi artisti come Leonardo da Vinci, Tiziano e Michelangelo crearono la maggior parte delle loro opere negli ultimi anni della loro vita. Apparve così un nuovo rispetto per la capacità creativa dei vecchi. Ma, ironicamente, le persone più anziane ammalate e decrepite furono ancora spesso ritratte in modo negativo nell'arte e nella letteratura. Era il periodo della rinascita greca in Europa, che portò al ritorno a una nuova ricerca della verità e della bellezza, e all'adorazione della giovinezza nella forma e nel pensiero.

Sembra che la ricerca dell'eterna giovinezza sia sempre esistita. Nel corso dei secoli è stato un tema sempre ricorrente. È come se l'anima immortale in noi continuasse a spingerci a creare una forma più perfetta, una forma apparentemente inaccessibile alle devastazioni della vecchiaia. Gli studi sul processo d'invecchiamento risalgono alla Grecia dei tempi di Ippocrate (460-377 a.C.), che è considerato il padre della medicina moderna. La sua teoria era che il processo d'invecchiamento comportava la perdita di calore e di umidità; il corpo invecchia e si inaridisce. L'origine di questo calore risiede nella parte sinistra del cuore e da lì si diffonde nel corpo. Aristotele (384-322 a.C.) sviluppò ulteriormente questa teoria. "Ogni cosa che vive" egli scrisse "ha un'anima, che ha sede nel cuore e che non può sopravvivere senza calore. Anima e calore naturale sono strettamente legati alla nascita e la vita consiste nel mantenere questo calore e il suo rapporto con l'anima. È come un fuoco che deve essere mantenuto e alimentato, ma che è destinato a spegnersi dopo un lungo periodo di consumazione. Alla nascita ogni organismo ha una certa quantità di calore latente, che progressivamente si disperde e finisce per esaurirsi, dando luogo alla morte naturale." (9)

Durante i secoli bui sembrò esserci poca curiosità circa il processo d'invecchiamento. Come già detto, quel periodo era influenzato dagli atteggiamenti adottati dalla Chiesa cristiana, che tendeva a considerare i corpi vecchi e ammalati come maledetti. Ma studi sulla vecchiaia vennero ripresi nel Medio Evo da Roger Bacon (1210-1292). Egli si accostò all'invecchiamento in modo più scientifico. Fra i suoi scritti troviamo The Cure o/ Old Age and the Preservation o/ Youth (La cura della vecchiaia e la conservazione della giovinezza) e On the Retardation o/Old Age (Sul ritardare la vecchiaia). Fu forse il primo a sottolineare il miglioramento del proprio stile di vita per prolungare gradualmente la longevità e limitare le sofferenze proprie dell'età avanzata. Tre secoli dopo, nel sesto secolo, Paracelso, un medico svizzero, avanzò il concetto che la vita era uno "spirito" derivato dall'aria e dotato di "potere e virtù". Egli paragonò l'invecchiamento alla ruggine del metallo che porta alla decomposizione. Anch'egli notò che l'invecchiamento era influenzato dalla qualità della vita e che questo processo poteva essere rallentato seguendo una dieta equilibrata e vivendo in un clima gradevole.

L'atteggiamento sul valore delle persone anziane non cambiò molto fra il 17° e il 19° secolo. La durata media della vita era ancora relativamente bassa. A metà del 1700 in America era soltanto di 35 anni; un secolo più tardi era salita a 40 anni. Gli anziani erano ancora una piccola minoranza sulla popolazione totale e generalmente erano presi a carico dalle loro famiglie. Dice l'autore Ken Dychwald: "Gli Americani primitivi non pensavano molto alla loro vecchiaia. Le persone di mezza età non si preoccupavano di come avrebbero assistito i loro genitori nella vecchiaia, poiché la maggior parte dei loro parenti se n'era andata" (cioè erano già morti prima). Solo dopo il 1900 il numero degli anziani nella popolazione divenne significativo. Durante il 20° secolo c'è stato un enorme aumento della longevità. Con i progressi della medicina, il miglioramento della prevenzione medica e, soprattutto, una migliore conoscenza del valore della nutrizione e dell'esercizio, la durata media della vita è cresciuta rapidamente. Nel 1900 era di 47 anni. Oggi, nelle regioni sviluppate del mondo raggiunge i 70,6 anni per gli uomini e i 78,4 per le donne. (Il) Con questo aumento della longevità, gli atteggiamenti sul valore degli anziani sta cambiando in meglio. Essi ora sono meglio organizzati e sono diventati un potere politico che nessun politico o governo può ignorare.

IL DONO DELLA SAGGEZZA

Abbiamo dato un breve sguardo alle dimensioni della popolazione anziana del mondo e all'evidenza che essa cresce più rapidamente di quella giovane. È un fenomeno che non ha precedenti nella storia umana. Dato il numero crescente di persone anziane in quasi tutti i paesi del mondo, i governi sia locali che nazionali si stanno rendendo conto che è necessario istituire programmi e piani d'azione per far fronte alle necessità dei loro cittadini anziani. Riconoscono di avere la responsabilità di assisterli se non hanno mezzi sufficienti per provvedere a se stessi. TI riconoscimento di questa responsabilità segna uno stadio veramente importante nello sviluppo della coscienza umana. La responsabilità (letteralmente la capacità di rispondere) è un riflesso dell'anima e l'evidenza del suo amore in azione nel mondo. Come abbiamo visto nella parte precedente, tale responsabilità e il rispetto degli anziani non furono sempre dominanti nel pensiero umano del passato. Oggi noi dovremmo essere rincuorati dal fatto che, per la maggior parte, la nostra coscienza non è più così condizionata dalla mentalità degradata dei secoli bui.

Ora riconosciamo che, nonostante l'invecchiamento del corpo, gli anziani hanno molto da dare alla società per lungo tempo dopo aver raggiunto "l'età del pensionamento". Infatti, per un numero crescente di persone, il pensionamento non è nemmeno un'opzione che vorrebbero considerare. Esse possono cessare il loro periodo di "lavoro retribuito", ma continuano a lavorare come volontari o consulenti. E' stato persino suggerito (da qualcuno che ha contribuito a questo Commento) di adottare una nuova terminologia per gli anni cosiddetti del pensionamento. Termini come "pensionato" potrebbero essere sostituiti da "non al lavoro retribuito" oppure "ritirato dal lavoro retribuito". Ciò distanzia il termine lavoro dal concetto di lavoro retribuito, come un lavoro d'insegnamento o qualsiasi altro connesso con gli interessi del cuore o della mente. Potremmo forse andare verso il momento in cui la cessazione del lavoro retribuito verrà considerata come l'inizio di un periodo di autodefinizione, spesso minimizzata fino allora perché occupati a procacciarci i mezzi di sussistenza. La cessazione del lavoro retribuito potrebbe così essere vista come il mezzo d'accesso alla luce. (12) Retribuiti o no, molti anziani si vedono ancora individui vigorosi; cessare completamente il lavoro è noioso. La loro coscienza interiore cerca una maggiore crescita. Per essi, una mente che chiude a 65 o 70 anni è un invito alla morte prematura.

Ciò solleva un altro aspetto significativo del processo d'invecchiamento. E' inevitabile che il corpo fisico si deteriori durante i suoi cicli naturali di nascita, maturità, lento decadimento e morte. Possiamo cercare di "invertire" o rallentare il processo d'invecchiamento, ma per finire, come ben sappiamo, è una battaglia perduta. TI nostro corpo fisico non è fatto per durare sempre~ né lo desideriamo. Molti ora vedono il corpo fisico semplicemente come un "veicolo" temporaneo che usiamo per un certo tempo. Dovremmo perciò cercare di mantenerlo il più sano possibile, ma non trattarlo proprio come l'unico oggetto di valore~ dentro questo veicolo è ancorato un punto di coscienza, una identità, che non sembra essere influenzata dal processo d'invecchiamento. Infatti, per sua natura è proprio senza età. Si crede che sia la presenza di questo sé eterno, se volete, che dà origine alla sensazione che hanno molti anziani di essere più giovani della loro età fisica reale. "Posso avere 65 anni, ma mi sento come se ne avessi 45" è una sensazione comune a molti. Si potrebbe pensare di attraversare uno stadio di diniego, in cui si rifiuta di ammettere l'avanzare dell'età, ma è molto più probabile che ciò sia causato da un generale risveglio della coscienza umana in cui si sta sviluppando la sensibilità a quel punto eterno di essere interiore che condiziona il modo di identificarsi nella vita. TI riconoscimento di un sé duplice (uno eterno e l'altro che invecchia) sta forse motivando (anche se inconsciamente) alcune persone anziane a guardare oltre la loro età fisica. La loro identità si sposta per cercare il potenziale che c'è all'interno. Esse cercano di bussare a questa parte interiore e soggettiva del loro essere, che non è influenzata dal processo d'invecchiamento. Scoprono di poter continuare a crescere in conoscenza e saggezza anche se i sistemi del loro corpo fisico rallentano.

È un processo di crescita che l'autore Zalman Schacter-Shalomi chiama "diventare saggi". "Non si diventa automaticamente saggi" egli dice "semplicemente vivendo fino a tarda età. Lo si diventa intraprendendo il lavoro interiore che conduce per stadi all'espansione della coscienza." (13) È un sentiero che egli descrive come "un invecchiamento spirituale, una ricerca interiore di Dio, uno sbocciare auto diretto dello spirito che unisce tutti i popoli in una ricerca comune, indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa." (14)

Diventare saggi è un sentiero di scoperta che un numero sempre crescente di anziani sta esplorando. Come esempio includiamo alcuni estratti di commenti scritti da un piccolo gruppo di anziani che hanno trascorso una buona parte della loro vita cercando e sviluppando il loro potenziale spirituale interiore. TI loro stadio verso la saggezza non cominciò necessariamente negli anni del ritiro; infatti per molti è stata una ricerca di tutta la vita. Ma i loro anni più avanzati sono stati un periodo di affermazione del valore del profondo studio spirituale di quella che è chiamata la "saggezza eterna" e della meditazione. La versa saggezza non ha età, e coloro che la cercano esprimono la gioia della sua eterna vitalità.

SAGGEZZA VIVENTE

Devi imparare fino a quando non sai -
e ciò dura per tutta la vita.
- Seneca

M.B. 89 anni

Giunge un momento nella vita di molti (forse la maggioranza?), in cui "la routine quotidiana, il compito normale non fornisce più tutto ciò che abbiamo bisogno di chiedere. "

Questo mi accadde a quasi 40 anni, l'età che si suppone sia un evento tanto drammatico nella vita di una donna. In quel momento fui abbastanza fortunata di essere messa quasi immediatamente in contatto con ciò che conobbi, riconobbi e compresi come gli insegnamenti della saggezza eterna.

Lo studio, la ricerca e i periodi di meditazione rivoluzionarono il mio modo di vivere, il mio stato di coscienza e le mie attività quotidiane. Venni portata a una comprensione sempre più estesa di ciò che costituisce la mia responsabilità umana di amare e servire i propositi del nostro Dio planetario per la Sua creazione.

Ricordo bene il giorno in cui sperimentai per la prima volta la realtà dell'unità del mondo. Non fu soltanto l'unità della "umanità una", ma l'unità di tutta la vita in tutti i regni. Questa esperienza portò con sé un senso indescrivibile di gioia e della giustezza e appropriatezza del "Piano di Dio per l'umanità", che non mi lasciò mai più. Mi rese più consapevole della responsabilità che il regno umano deve accettare, non soltanto per il progresso evolutivo dell'umanità, ma per tutti i regni della natura che chiamiamo "inferiori": i regni animale, vegetale e minerale. In realtà non esiste alcuna materia "inanimata". Tutto nella manifestazione è in uno stato di sviluppo evolutivo e il regno umano è in una posizione chiave per servire tutti, poiché per la prima volta nella storia abbiamo sviluppato uno stato di coscienza planetaria che può amare e servire altruisticamente, che può contattare la Luce, l'Amore e il Potere che rappresentano la Mente, il Cuore e la Volontà di Dio, e che può portare in manifestazione le energie.

Tutte queste cose hanno rivoluzionato il mio modo di vivere, il mio rapporto con gli altri e il mio stato di coscienza. Gli inevitabili sacrifici personali dei primi stadi da lungo tempo sono scesi sotto il livello della coscienza e sono stati sostituiti da una serenità e una pace della mente e del cuore che nessun disastro terreno può turbare. So che l'attuale crisi mondiale e i cataclismi sono il preludio inevitabile dell'emergere di un nuovo e più inclusivo stato della mente e del cuore per il mondo di domani. ...

R. H. 91 anni

Fin dai primi anni di vita ho avuto un'inclinazione spirituale e ho cercato una credenza che potessi accettare.

Nella memoria seguo i fili che ho intessuto mentre percorrevo il sentiero di questa incarnazione. Rifletto su ciò che posso aver compiuto e mi rendo conto che è stato un processo più di apprendimento che di conseguimento. Per aiutarmi a diventare ciò che desidero essere, comincio ogni giorno con la meditazione e mi dedico nuovamente al servizio di Colui che Viene. Uso il mio corpo fisico con intelligenza secondo la sua forza; penso a come possono sentire le mie emozioni o i miei sentimenti e non a come io sento. A volte ciò è difficile, ma le ricompense sono magnifiche. La mente, il massimo bene che ci è dato affinché lo sviluppiamo . . è un potente potere che può essere usato in modo distruttivo o riorientato e usato in modo costruttivo. Mediante il pensiero corretto siamo in grado di controllare le emozioni: pensare prima di parlare. Dovremmo scegliere attentamente le parole che escono dalla bocca, ne siamo responsabili. Ciò richiede grande sforzo e perseveranza e, per me, l'uso corretto della mente è Volontà di Dio in azione. Queste sono le mete che mi prefiggo. La vecchiaia è un tempo adatto per imparare l'autodisciplina.

J. B. 80 anni

Anni fa, i miei primi tentativi di meditare presero la forma di un esercizio di concentrazione. Tentavo di concentrarmi su un tema o un concetto per un breve periodo senza lasciar vagabondare la mente in tutte le direzioni. . . . La domanda che mi passava per la mente era: come fa la mente a sapere che sta vagabondando? Può osservare se stessa? Può controllarsi? Certamente questo può essere fatto soltanto da un livello superiore. Lentamente cominciò a essermi chiaro che doveva esserci qualcosa d'altro, che era il potenziale Osservatore e Controllore, qualcosa che era oltre la natura fisica, emozionale e mentale. Mi balenò in mente la ben nota analogia dell'auriga che guidava tre cavalli focosi (o ne era guidato?), simboleggianti l'anima entro stante e i tre aspetti della natura inferiore. Il grado di dominio su quei tre cavalli (il triplice sé inferiore) dipendeva interamente dall'esercizio, l'esperienza e l'abilità dell'auriga (l'anima).

P. B. 72 anni

La propria rigenerazione (ri-gene-ratio: rendere di nuovo razionale) consiste nel FARE, non soltanto nel rimanere seduti ad aspettare.

Un compito primario durante il pensionamento è stato la sintesi. Vi sono segni che questa venga rapidamente raggiunta e forse, in senso più profondo - un senso dell'anima - che sia già una realtà. Tuttavia, la necessaria sintesi è chiaramente in vista. Ora la calma prevale, una sensazione di pienezza, un senso di proposito spirituale, la comprensione e conoscenza delle tecniche necessarie a conservare l'equilibrio nel punto di Luce quando forze in conflitto e non redente cercano di esprimersi. Questa conoscenza e consapevolezza è stata di fatto presente da lungo tempo~ ma quello che c'è da fare è renderla reale e fare ciò su cui insiste l'intuizione; questo è un lavoro di tutta la vita.

Ciò che si richiede da noi è che dovremmo mirare a irradiare Luce grazie al riconoscimento di chi e cosa siamo~ inoltre dovremmo cercare di essere canali d'Amore e di creatività intelligente .... Non è necessario speculare sul significato della parola Dio quando la luce già risplende. Né è necessario preoccuparsi della continuità di coscienza attraverso la morte quando, dal punto di vista spirituale, si è già morti e quando esistono una vera fede nella Luce e una pratica regolare della meditazione sul Sentiero che vi conduce. Si deve soltanto essere aperti alla Luce senza attaccamenti.
... Ricordate questo: l'egoismo è morte. L'altruismo è immortalità.

Ma proprio come la morte fisica mette fine al corpo fisico e a ogni sensazione o identificazione con esso, così il dono di sé significa abbandonare tutto ciò che si è pensato di essere. Nella meditazione buddista si riconosce, ora, di non essere il corpo, né le emozioni, né i pensieri e di non essere nemmeno l' "io", e si abbandona anche questo. Questa consapevolezza non egoistica è il fondamento del vero servizio nel mondo.

J. B. 80 anni

L'inizio dell'età avanzata può essere salutato con fiducia, persino con gioia, se lo si riconosce come un'opportunità donata dall'anima per prepararsi alla prossima incarnazione. Quando i fuochi delle emozioni si spengono, quando gli eventi e l'indaffararsi della vita attiva cessano, la personalità ha un'occasione di guardare indietro con distacco e spassionatezza per valutare l'utilità dell'espressione di vita del presente.

Quando avevo circa sei anni feci un'esperienza che fissò il mio atteggiamento verso la morte. Una sera ... mentre ero a letto e fissavo in modo assente le tende attraverso le quali trapelavano le ultime luci del giorno facendo risaltare il disegno stilizzato e senza fine di rose rampicanti, alla mente mi si presentò il pensiero che la morte non esisteva. Pensai che la morte non era una fine, ma che nel mondo tutti sprecavano energie temendola. Lì, in quel momento, decisi che non avrei sprecato le mie energie in quel modo. Dirò che fino a quel momento nella nostra famiglia o nel nostro ambiente non vi erano stati indizi di morte o sventura. Col passare degli anni quella intuizione sulla morte si trasformò nella convinzione della reincarnazione e nella sua accettazione. Quando fui colpita da circostanze avverse non mi chiesi mai "Perché a me?" Sapevo il perché!

R. D. 76 anni

II contatto con l'anima . . . fu presente fin dalla mia adolescenza, quando ebbi un breve barlume di quella che sarebbe stata la mia vita. Già allora seppi che avrei viaggiato molto ed è ciò che feci.

Guardando indietro nel tempo ... c'è veramente stata quella "continuità sotto stante che si sviluppa lentamente nel corso della vita". C'è stata una gioiosa riunione con coloro che sono stati amici e compagni attraverso le età - sono stati riconosciuti - e si è rinnovata la conoscenza con coloro che, se non proprio amici ma nemmeno nemici, costituivano un legame con il passato.

Lo studio spirituale, la meditazione e il servizio . . . determinarono la disciplina e l'ulteriore formazione tanto necessaria. La necessità di organizzarsi, di scendere dalla propria torre d'avorio . . . la necessità di uscire da se stessi e incontrare gente, vedere le persone come veramente sono, furono alcune delle lezioni apprese.

Negli ultimi anni una salute precaria ha complicato la vita quotidiana, ma si impara a vivere secondo il detto: "persevera perseverando". Semplicemente, non c'è altro da fare.

J. G. 88 anni

Guardando alla mia vita passata mi rendo conto di quanto sia stato acquisito grazie alle molte opportunità presentatesi fin dalla giovane età e accettate come sfide da raccogliere e comprendere. Celta di nascita, ebbi la fortuna di nascere con una mente indagatrice e nessun senso di paura. . . .

Sono sempre stato circondato dall'amore, ma un approccio amorevole che mi insegnò istintivamente a essere impersonale, un'impersonalità che è liberatrice, che stabilisce relazioni gratificanti a ogni livello.

Guardo in avanti alla prossima fase del nostro ritorno alla sorgente, più utile al nuovo gruppo di servitori del mondo e conscio del potere della buona volontà. La vita è piena di interessi e sono profondamente grato per la continua opportunità di servire in seno al gruppo.

S. G. 80 anni

Sembrerebbe che il seguire fedelmente la struttura disciplinata di ogni giorno e settimana, unito a un proposito e al senso di responsabilità siano una buona ricetta per invecchiare in modo produttivo.

Sono fortunata sotto molti aspetti. II primo di tutti: un marito attento e comprensivo, ora novantenne e ancora impegnato settimanalmente nel volontariato per la comunità, con corpo e mente cooperativi, quest'ultima sostenuta da yoga e meditazione quotidiani. Ciò mi consente di "fare la mia parte nel Lavoro Uno", essendo quanto mi è possibile un legame affidabile, un agente di trasmissione entro la vasta sfera interconnessa che chiamiamo Vita.

Che mi possa essere concesso il privilegio di continuare a vivere così fino al giorno della transizione in un'altra sfera d'attività è il mio fervente desiderio e la mia preghiera.

F R. C. 88 anni

Sebbene ciascuno di noi, in questa categoria (di anziani), si sia evoluto in circostanze differenti, tutti seguiamo un dato modello di crescita in diversi stadi di sviluppo, ma tutti andiamo nella stessa direzione. All'inizio (degli studi spirituali) mi fu chiaro che la reincarnazione era un fatto dell'esistenza e non una teoria.

Oggi trovo che le impressioni acquisite nel corso di questa vita si sono cristallizzate in un modello d'esistenza logico e organizzato. Grazie alla costante meditazione ininterrotta, il mio pensiero è più chiaro e afferro più rapidamente le soluzioni dei problemi. II mio atteggiamento verso gli altri è più amorevole e comprensivo e si riflette verso di me nel loro atteggiamento. Ho trovato anche che riesco a conciliare meglio, sull'arco della giornata, la cura di mia moglie che è in uno stato avanzato della malattia di Alzheimer e i cordiali rapporti con i nostri vicini. Trovo maggiore felicità in tutti i miei contatti. Sono ottimista riguardo al futuro e soffro raramente, se non mai, di depressione. Penso che queste tendenze siano state latenti in me e ora si sono notevolmente accresciute.

Un'altra dottrina che si è evo Iuta dai miei . . . studi è la necessità di crescere in modo completamente indipendente. Simboli e letture possono mostrare la direzione, ma questo è tutto, e non c'è mai un colpetto d'incoraggiamento quando si fa una cosa giusta. Ciò non interferisce con il mio contributo alla vita spirituale, bensì lo aumenta.

L. H. 89 anni

Mi fu chiaro molto presto che questa vita sarebbe stata diretta interiormente.

Quegli anni (durante la grande depressione) ci insegnarono la pazienza e la perseveranza~ i nostri genitori erano incoraggianti e, nonostante un programma severo, l'anima all'interno si imbarcò nella sua ricerca del grande mistero ...

Con il pensionamento ... venne il dono impagabile: il tempo libero. Che gioia aver tempo di leggere a lungo, di riflettere, di studiare le notizie in profondità, di estendere il mio orizzonte, di stare in contatto con una famiglia ampiamente disseminata. .. In questi ultimi anni ho acquisito il senso della comunità, di una meta comune con gli studenti della Saggezza Antica di ogni dove. E' stato in viaggio piacevole, colmo di delizie, d'amore, umorismo e speranza.

M. A.84 anni

Penso di aver sempre sentito che in qualche modo avrei dovuto essere in grado di pensare i miei propri pensieri, ma non mi fu mai concesso, sebbene in qualche modo completamente disarticolato il "qualche cosa d'altro" (che più tardi riconobbi come l'anima) provvedeva a mandarmi avanti ....

Ora, da oltre 15 anni rimasta vedova, sono in quel meraviglioso stadio di completa libertà di pensare e agire come voglio, nelle circostanze semplici, ma adeguate in cui mi è concesso di vivere. E vedo tutto quanto sopra (l'esperienza di vita precedente) come stadi in cui l'anima stava prendendo possesso di questo meccanismo individualizzato operando nei suoi processi in modo che, raggiungendo la liberazione, essi avrebbero potuto essere usati per la trasmissione della luce .. È come interprete spirituale che vedo la mia linea di servizio particolare. .. Woedsworth scrisse da qualche parte: "Ora sono libero, affrancato e in libertà / Posso fissare la mia abitazione dove voglio." Con ciò sembra venire un profondo riconoscimento di "spazio".

Perciò, in parte da tutto quanto sopra e in parte dall'evidente realtà del processo d'invecchiamento del presente, l'evoluzione della vita soggettiva nella forma diventa un fatto totalmente abbracciabile, non soltanto nella coscienza, ma anche nella comprensione. Come in ogni esperienza, solo chi ne vive la specificità può condividerne la realizzazione. Forse questa è una delle costituenti delle relazioni di gruppo, sia in una scuola esoterica che in altri gruppi esterni, includendo soprattutto i propri coetanei. È molto più facile ridere della diminuzione dell'energia fisica e della perdita della prontezza di vocabolario con altri che si trovano esattamente nella medesima situazione.

Nel mio caso, comincio a sentire che la forma sta diventando meno adeguata al lavoro da svolgere e che ora sono probabilmente sulla via che porta dritto a casa. Non mi preoccupo minimamente della transizione, e quando avverrà penso che sarà un evento benvenuto e ben accetto.

Al tempo stesso credo che lo stadio attuale sia anche un'esperienza preziosa e da valutare. Esso porta con sé un diverso senso del "tempo", di "avendo fatto tutto, stare", come dice San Paolo . . . È più facile tirarsi indietro e intravedere qualcosa di più della "magnificenza del disegno", come lo descrive un maestro Tibetano .. e condividere qualcosa della visione di "quell'occhio interiore che è la benedizione della solitudine". "Nella solitudine la rosa dell'anima fiorisce", come disse memorabilmente il Maestro.

La mia citazione favorita è alla fine della poesia di Longfellow "Morituri Salutamos":

"Poiché la vecchiaia è una opportunità, non meno
Della gioventù stessa, sebbene in un'altra veste,
E mentre il crepuscolo della sera si stinge
TI cielo si riempie di stelle, invisibili alla luce del giorno.

S. M. 72 anni

Nella sua poesia "The Coming of Wisdom with Time" (La venuta della saggezza col tempo), W.B. Yeats scrisse: "Ora posso appassire nella verità." Nel senso che, nell'età avanzata, vi è un progressivo abbandono dei pensieri e delle sensazioni, quindi delle cose che costituiscono un bagaglio complessivo senza più importanza, e perciò è vero che avviene una contrazione o un inaridimento verso la semplicità. Suppongo sia un prodotto del tentativo sempre più cosciente di "stare nell'essere spirituale", esemplificando così, nei limiti in cui è possibile, la realtà di quella divinità essenziale, ma troppo spesso oscurata, che è il fondamento di tutta la vita nella forma.

Mentre personalmente non posso pretendere di essermi sbarazzato di più di una porzione dell'irrilevanza accumulata nella vita, tuttavia la mente critica comincia a essere una mente che perdona; l'accettazione sostituisce l'emozione dell'ansietà e, nonostante il relativamente scarso desiderio di acquisire che rimane, sono semplicemente grato di ciò che ho e del fatto che ben poco è oltre il necessario.

INVECCHIARE SPIRITUALMENTE OGGI

Invecchiare sul sentiero dell'anima può essere veramente uno "sfiorire nella verità", ciò che dovrebbe essere accettato come, dice S.M., come "una opportunità spirituale da accogliere a braccia aperte". Con la rapida crescita del numero di anziani nei prossimi cinquant'anni, si va formando una potenziale "mente di gruppo" che ha l'opportunità di sviluppare questo potere del pensiero come un costruttivo strumento di servizio. Come abbiamo visto nei commenti che precedono, usare gli anni dell'età avanzata come un periodo da dedicare al pensiero profondo e alla riflessione può infondere un senso di elevazione e gioia che trascende le limitazioni di un corpo che appassisce. Quando le esigenze della vita personale attiva cominciano a diminuire e perdono potere, si avvista un nuovo potenziale: la saggezza. Ma non deve necessariamente essere una saggezza profonda~ per la maggior parte noi non siamo pensatori filosofici. Sappiamo che età fisica avanzata non equivale a saggezza. Ma molti di noi hanno acquisito una certa percettività dall'esperienza di vita di tutti questi anni. E questo è il punto di partenza del sentiero verso qualche nuovo livello di verità.

Lo storico Theodore Roszak, nel suo libro America the Wise (America la saggia), vede questa crescente popolazione di anziani un po' come una minaccia per i membri dell'élite degli affari che manipola le fila del mercato competitivo. Ciò che temono, egli dice, è: "La saggezza, il risultato ottenuto a caro prezzo con l'esperienza e la riflessione ... L'ultima cosa che essi desiderano è la discussione penetrante sul significato della vita, i suoi valori più elevati e le responsabilità etiche. Infatti, essi non possono offrire saggezza. Ma gli interrogativi che conducono alla saggezza sono ciò che riempie le menti delle persone che invecchiano." (15)

A causa del potenziale impatto sulla società della generazione del boom demografico -coloro che egli chiama la "Nuova Gente" - il professor Roszak: osserva che "Un nuovo mondo si sta aprendo dinanzi a noi, non attraverso gli oceani, non nello spazio, né nel cyberspazio, ma nel tempo. ILtempo della vita. La longevità è il nostro viaggio di scoperta ... un viaggio che ci si può permettere tanto facilmente, che il denaro è la questione meno interessante cui dedicarsi. Sono molto più affascinanti i poteri della mente, le risorse dello spirito, che attendono di essere esplorati." (16)

Per molti della generazione precedente al boom demografico, questa esplorazione è già cominciata, ed essi sono i pionieri non celebrati, non riconosciuti. Questo è giusto per loro, poiché uno dei prerequisiti della vera saggezza è l'altruismo. Esso apre la via all'anima - l'essere altruistico interiore - il nostro sé reale - la cui natura è amore che tutto include. Se questa qualità d'amore altruistico si farà sempre più avanti nella coscienza nei prossimi decenni, stabilirà certamente un nuovo modello di valori che potranno rivoluzionare il mercato. Dipenderà, in parte, se "l'ondata grigia" della Nuova Gente sarà sensibile al cambiamento delle necessità del mondo. Questa ondata, dato il numero elevatissimo, ha influenzato l'economia in ogni decennio dopo la sua nascita. Tutte queste persone troveranno in se stesse il punto di quieta pace che consentirà loro di alterare il mondo in nuovi modi costruttivi? L'opportunità è loro e delle generazioni che seguiranno. La saggezza è una valida risorsa, poiché apre la via alla vita spirituale e alla vita dello spirito. Come la definisce un maestro, la saggezza "tratta del lato vita dell'evoluzione. Poiché tratta dell'essenza delle cose e non delle cose stesse, è l'apprendimento intuitivo della verità al di fuori della facoltà raziocinante, e l'innata percezione che può distinguere fra vero e falso, fra reale e irreale." (17)

Invecchiare sul sentiero dell'anima è un viaggio di rivelazione nella coscienza. ILlavoro pionieristico dell'invecchiamento spirituale è già cominciato. ILsentiero nella coscienza si sta preparando alla piena fioritura dell'anima umana nel mondo. Se la Nuova Gente seguirà l'onda e si sforzerà di cercare il suo potenziale spirituale superiore, il nuovo millennio sarà partito bene. Sarà un buon tempo per essere vecchi.

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1. Nazioni Unite. Piano d'Azione Internazionale sull'Invecchiamento. Prefazione. 1982 2 Numeri 11, 16-17.
3 I Re 12, 6-8.
4 History of Old Age. From Antiquity to the Renaissance. (Storia della vecchiaia.
Dall'antichità al Rinascimento). Università di Chicago 1989
5 Vita di Diogene Laerzio, X.122, Citato in Storia della Vecchiaia. , p. 54.
6 Platone, Le Leggi ,
7 Ibid,
8 Storia della Vecchiaia ,
9 Da On Youth and Old Age, On Life and Death, and on Respiration(Della gioventù e della vecchiaia; della vita e della morte; e della respirazione). 1987
10 Age Wave. The Challenges and Opportunities of an Aging America,(Ondata di anziani. Le sfide e opportunità di un'America che invecchia, Ken Dychtwald e Joe Flower. 1989
11 Fondo della Popolazione delle Nazioni Unite. La condizione della popolazione mondiale 1998.
12 Commenti offerti da T.S.C.
13 From Age-ing to Sage-ing,(Invecchiare diventando saggi) Zalman Schachter-Shalomi e Ronald Miller, 1995
14 Ibid,
15 America the Wise(America la saggia), Theodore Roszak, 1998
16 Ibid,
17 Iniziazione umana e solare, Alice A. Bailey, p. 11.