Sull’Immaginazione Radicale


Il Dr. Max Haiven è uno scrittore e insegnante e ha una Cattedra di Ricerca Canadese in Immaginazione Radicale. È co-direttore del ReImagining Value Action Lab della Lakeland University. Il suo lavoro è dedicato ad aiutarci a riconoscere che la nostra società è il prodotto del nostro immaginario collettivo. L’immaginazione radicale è quella scintilla di differenza, desiderio e malcontento che può alimentare le fiamme del cambiamento sociale.

L’immaginazione può essere esaminata attraverso la sua facoltà creativa o le sue nozioni psicologiche, ma la sua funzione come forza sociale o sociologica, vale a dire come l’immaginazione modella la società e, viceversa, come la società modella la nostra immaginazione, è il più affascinante degli approcci.

Lavorare a stretto contatto con i movimenti sociali, in particolare quelli che non hanno avuto particolare successo nel cambiare il mondo, ha contribuito a capire come le persone in quei movimenti immaginavano che il mondo potesse essere diverso. Come hanno inventato futuri alternativi immaginati verso cui si stavano sforzando di portarci e come stavano cercando di diffondere quelle capacità immaginative al resto della società.

Questa ricerca potrebbe arricchire la comprensione di processi simili in aree diverse. Ad esempio, il sistema economico in cui viviamo modella la nostra immaginazione; dipende anche dalla nostra immaginazione. Si potrebbe essere tentati di pensare che questo sistema schiacci senza pietà l’immaginazione ma, molto più pericolosamente, l’economia in cui viviamo in realtà dipende da noi che rimodelliamo la nostra immaginazione, rimodellando il modo in cui pensiamo a noi stessi e come pensiamo alla nostra capacità di contribuire alla società. Lo fa in modi piuttosto profondi.

L’immaginazione, quindi, emerge come questo tipo di forza sociale, qualcosa di profondamente all’opera non solo nel nostro essere individuale, ma anche nei territori condivisi di creazione di significato e creazione di senso nella società in generale. 

C’è una sorta di ciclo di feedback in funzione: da un lato, abbiamo un’immaginazione del mondo, una comprensione della sublime complessità che incontriamo ogni giorno. Noi, in qualche modo, dobbiamo creare un’immagine mentale o una serie di immagini mentali interconnesse su cosa significhi essere un agente, cosa significhi essere un soggetto, cosa significhi agire in un mondo che va oltre la nostra comprensione. 

Quell’immaginazione del mondo porta a varie forme di azione che intraprendiamo nella vita di tutti i giorni e quell’azione contribuisce quindi al costante rimodellamento della società. Al contrario, la società influenza e rimodella la nostra immaginazione in molti modi.

Le teorie dell’immaginazione radicale sono particolarmente interessanti. Queste coinvolgono l’immaginazione radicale di persone che sono radicali, che credono che possiamo e dobbiamo trasformare la società in modo fondamentale. Tuttavia, l’immaginazione radicale ha anche una valenza leggermente diversa, nei termini forniti da un altro erede della tradizione psicoanalitica, il teorico
franco-greco Cornelius Castoriadis. Castoriadis attinge alla radice latina della parola “radicale” – proveniente dalle radici. Egli vede l’immaginazione radicale come una forza tettonica ed eterna al lavoro, che fermenta non solo all’interno di ogni singolo soggetto, ma anche al cuore della società. Qual è allora il rapporto tra l’immaginazione degli individui e le strutture immaginarie che creiamo per poter vivere insieme, l’immaginazione sociale o il regno dell’immaginario sociale? Per Castoriadis, l’immaginazione radicale è una sostanza simile al magma che ha la capacità, in certi momenti nel tempo, di eruttare e spazzare via le istituzioni sociali che sono familiari, come un vulcano in eruzione, e sostituirle. §


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Bollettino della Buona Volontà Mondiale 2022 #3 - Alla ricerca di una Nuova Cultura

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