LA MUSICA DELLE SFERE
Siedi, Gessica. Guarda come il fondo del cielo
è intarsiato fitto fitto di patene d’oro lucente.
Non c’è astro, il più piccolo che vedi,
che non canti, nel suo moto, come un angelo,
nel coro eterno dei cherubini dal giovane sguardo:
tale armonia è nelle anime immortali,
ma fino a che questa fangosa veste che si corrompe
le rinserra rozzamente, noi non possiamo udirla. (Shakespeare, dal Mercante di Venezia)
In mezzo alle attuali turbolenze e crisi dell’umanità, e in netto contrasto con le nostre esperienze quotidiane, l’idea delle stelle che cantano o di una harmonia mundi potrebbe sembrare un sogno
ingenuo. La Musica delle Sfere, descritta nel corso della storia da molte culture, non è forse solo un’illusione e un desiderio di un’utopia dove regna l’armonia e la vita è prevedibile? Al contrario, la
realizzazione di un universo ordinato musicalmente può ancora essere un faro per tutti coloro che cercano una verità più profonda per rivelare una nuova relazione tra ordine e disturbo o, in termini
musicali, tra armonia e dissonanza.
Possiamo considerare che l’ispirazione per tutta la musica terrena, sacra o profana, possa essere questa Musica delle Sfere che, come alcuni suggeriscono, può essere ascoltata solo dall’anima. Ma la musica dovrebbe, quindi, essere sempre dolce, armoniosa e priva di dissonanze? Sembra di no, perché anche nella musica antica e classica le dissonanze erano sempre punti di tensione necessari all’espressione musicale, rappresentando una coppia di opposti nel suono per arricchire la nostra esperienza. Tuttavia, per molto tempo, le dissonanze sono state considerate come fenomeni che necessitavano di una risoluzione. Questa era la base del sistema armonico. Alla fine del XIX secolo, tuttavia, Schönberg propose che la musica basata solo su questo sistema non potesse più servire a collegare le nostre menti al divino, perché era diventata troppo comoda e prevedibile. L’umanità aveva bisogno di un’emancipazione della dissonanza come suono prezioso e indipendente a sé stante, un principio che da allora è stato integrato in gran parte della musica.
Potremmo concludere che la dissonanza e il disturbo hanno un potenziale infinito per essere parte integrante dell’armonia stessa. E il tessuto di ogni vera utopia includerebbe anche tali elementi di
disturbo, con le difficoltà della vita intese come opportunità per imparare e crescere. Il loro contributo non è quello di rendere la vita più caotica, ma piuttosto di renderla più ricca e completa. Sono passi sul cammino verso l’amore e verso una connessione più profonda con il divino, proprio come il lavoro dei Triangoli mira a infondere nel mondo tutte le esperienze, con la saggezza e l’amore del regno spirituale. Quindi, quando immaginiamo – e, forse, anche sperimentiamo – la Musica delle Sfere, accogliamo la dissonanza e la sua integrazione in un’armonia di realtà.